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11 febbraio 2007
Via degli Etruschi, 4. Non piangerò


Disfunzioni Musicali chiude i battenti. Numero 6 se ne dispiace in un post nostaligico che comprendo ma che non condivido. Disfunzioni era in effetti esattamente quello che scrive lui; era l'unico negozio in cui potevi trovare certi dischi di certi gruppi indipendenti che non conoscevano neanche quelli di Mucchio Selvaggio; in cui trovavi i cd usati (ad un certo punto, intorno al '98 aprirono addirittura un negozio intero dedicato all'usato, in via dei Marrucini. Ebbe vita breve, va da sè); un negozio in cui potevi farti una cultura musicale. Soprattutto aveva una cosa meravigliosa e per quei tempi -era il 1993- assolutamente inaudita: tre o quattro computer, ad accesso libero, in cui consultare tutto il loro catalogo. Io andavo lì con la mia lista dei precompilata, cercavo i dischi che volevo, mi segnavo i prezzi, tornavo a casa e facevo i conti con la paghetta. Aveva un enorme reparto usato e prezzi sensibilmente inferiori a quelli dell'odiato Ricordi. Insomma, era un paradiso e immagino che i proprietari abbiano fatto i soldi a palate in quegli anni, perché il sabato pomeriggio c'era davvero la fila fuori.
Ma era un paradiso solo per la metà del mondo che viveva per la musica e che aveva gusti sofisticati; per tutti gli altri, per quelli come me, con gusti musicali mainstream, diciamo, ma che talvolta amavano comprare dischi di nicchia, era il negozio più fornito di Roma, tenuto da gente strana che ti tratta come una merda. Avevo quattordici anni e certe cose le intuivo ma non le comprendevo: desideravo farmi piacere i dischi che piacevano a loro, che ascoltavo quando entravo lì dentro (ed era sempre roba sconosciuta, lì da loro mi piaceva, magari compravo il disco, andavo a casa e non ci trovavo più niente di bello); ci provavo, compravo quei dischi, spendevo soldi, ma poi mi piacevano sempre i soliti U2, i R.E.M e i Cure.
Il fatto è che loro, i proprietari, ti trattavano con un briciolo di rispetto e di educazione solo se ti mostravi un grande intenditore; se invece entravi lì e chiedevi un disco dei Mano Negra (già allora diventati abbastanza mainstream), quelli ti guardavano con quell'aria di sufficienza, ti prendevano il cd e te lo vendevano come se stessero facendo la carità a un povero stronzo. Manco buongiorno ti dicevano. Purtroppo quando a quattordici anni qualcuno che tu ritieni figo ti cosidera una merda, spesso ti ci senti. E così dopo un po', per non sentirmi frustrato cambiai atteggiamento verso di loro. Sarò stato io che nel frattempo ero cresciuto e non ero più disposto a farmi trattar male da chi contribuivo a rimpinguare di moneta sontante, saranno stato loro che nel periodo d'oro hanno esagerato con la spocchia credendosi dei padreterni, fatto sta che un bel giorno decisi che non c'avrei più messo piede. E così ho fatto.
E un po', devo dirlo, mi dispiace per questa cosa; perché se avessero avuto un altro atteggiamento sarei rimasto un loro cliente -era gran bel negozio- e adesso starei scrivendo un post affettuoso e nostalgico rammaricandomi della loro chiusura. E invece non me ne frega un cazzo.



permalink | inviato da il 11/2/2007 alle 21:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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