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10 agosto 2007
Chi mangia pane e cicoria.


Lo dicono le previsioni del tempo e lo dice anche lui: sta per arrivare il temporale. Quel Partito Democratico che secondo i maligni era l'escamotage che una classe politica aveva inventato per sopravvivere altri dieci anni, rischia di essere invece il tornado che li spazzerà via tutti un batter d'occhio. Tutti tranne uno, ovviamente.
C'è agitazione nei Ds ora che si sono accorti -deo gratias!- che l'appoggio unitario e incondizionato alla candidatura di Walter Veltroni rischia di regalare alla Margherita la maggioranza dei delegati del nuovo Pd, sbilanciando un rapporto di forze che i numeri, il radicamento sul territorio, il consenso, e il lavoro svolto fin qui avrebbero dovuto rendere favorevole ai Ds.
La Margherita ha saputo mettere in campo una competizione vera tra le sue anime: chi sostiene Letta, chi sostiene Bindi. E chi sostiene Veltroni, naturalmente; i Ds si sono sbracati sul candidato forte convinti che una vittoria senza competizione sarebbe stata più facile e più piena. In politica come nella vita è tutto il contrario, ovviamente, e l'ovvio risultato è che la Margherita porterà nella costituente più delegati dei Ds lasciando solo le briciole ad un'intera classe dirigente.
Di qui malumori e mal di pancia a iosa, registrati ogni giorno in decine di interviste contrapposte che stanno rendendo penosa una fase costituente che la discesa in campo dell'uomo della provvidenza aveva fatto immaginare -troppo frettolosamente- gioiosa e entusiasmante. In questo mare natralmente Veltroni ci nuota a meraviglia: gli fa agio incassare (dopo averlo preteso come condizione della propria candidatura) l'appoggio pieno e indiscusso del partito di maggioranza, e al contempo riuscirsi a presentare come l'uomo lontano dalle logiche di partito. E' una cosa che riesce soltanto a lui. Al solito: tutto e il contrario di tutto. Chapeau. E se veleni, polemiche e mal di pancia rischiassero di far saltare tutto tanto meglio: Veltroni è un mago nel pacificare, nell'anestetizzare i conflitti e uscire dalle risse altrui con rinnovato prestigio.
Ma nei Ds è il buio. Del resto non è neanche la prima volta che i Ds tirano la carretta per poi trovarsi con un pugno di mosche. Certo, se per scendere in campo, col solito coraggio, Veltroni non avesse preteso l'appoggio incondizionato, unitario e acritico di tutto il partito, le cose ora sarebbero diverse e si farebbero altri discorsi: si parlerebbe del progetto politico di Veltroni, di quello di Bersani, del contributo della Finocchiaro, invece di annacquare tutte le forze vere dei Ds in uno scialbo unanimismo o di lagnarsi degli eretici. Ma il problema non è di Veltroni, sia chiaro. Lui fa al meglio quello che deve fare.
Il problema è dei Ds, è di Fassino, è dei dirigenti e di quanti hanno supinamente acconsentito ai capricci veltroniani bloccando ogni altra candidatura. E così siamo ancora al vecchio mito del Pci. Uniti prima di tutto, il resto dopo.
Il problema è di Bersani, che prima accetta la richiesta di Fassino e non si candida, poi lamenta logiche verticistiche.
Il problema è di chi con una mano celebrava giustamente lo scioglimento dei Ds per creare il Pd, e con l'altra pensava che i Ds si sarebbero accaparrati tutto il banco semplicemente appoggiando Veltroni. Come se i Ds fossero stati gli unici a farlo.
Si decidano i dirigenti, si decida Fassino, si decida Bersani: o i Ds non esistono più e esistono invece i Democratici, oppure i Ds esistono ancora e meritano nel Pd adeguata rappresentanza.
Se i diessini non esistono più e esistono invece i Democratici, allora non ha avuto alcun senso rinunciare alla propria candidatura "per non disorientare i militanti del partito". Perché quei militanti sono militanti del Pd, e sono molto più disorientati dal veder mortificato un enorme patrimonio di uomini e idee in nome di un appoggio incondizionato.
Se invece i Ds esistono ancora, sappia Bersani e sappia Fassino che i suoi militanti sono disorientati solamente dal vedere che il proprio impegno, la propria forza, i propri numeri e le proprie idee stanno regalando il Partito democratico alla Margherita.
Io, per me, non mi sento più un militante dei Ds dal giorno del congresso di Firenze. Da quel momento (da ben prima, per la verità) sono un militante e un sostenitore del Partito Democratico che proviene da un partito di cui è orgoglioso del quale porterà tutto il meglio che può: idee, progetti, spirito. Ma sulla mia tessera non ci sarà scritto: Partito Democratico - Corrente Ds. Ci sarà scritto Partito Democratico e basta.
Anche per questo motivo, il diktat di Fassino non mi ha in alcun modo toccato, nè mi sarei sentito disorientato di fronte ad un confronto tra progetti politici differenti e tra i dirigenti del partito da cui provengo. Tutto il contrario. E' anche questo uno dei motivi per cui sostengo Enrico Letta. Perché ha idee giuste e non ha paura del confronto.
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