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POLITICA
28 dicembre 2012
Una cosa davvero importante. Matteo Orfini
Forse sapete che domenica prossima ci sono le primarie per i parlamentari del Pd. Cosa sono? Sono il modo in cui il Partito democratico ha deciso di scegliere i propri parlamentari correggendo da sé quello che il centrodestra non ha voluto correggere: il porcellum che non permette ai cittadini di scegliere i parlamentari. Molto semplicemente, Bersani ha mantenuto la promessa: "Se non ci fanno cambiare la legge elettorale noi faremo comunque scegliere i parlamentari agli elettori con le primarie". E quindi eccole qui. A Roma si vota domenica 30 nei seggi che trovate sul sito. Possono votare gli iscritti al Pd e chi ha votato alle primarie di un mese fa. Ricordatevi di portare un documento, la tessera elettorale, il certificato di elettore del centrosinistra che vi hanno rilasciato la volta scorsa, e due euro (sì, la democrazia ha un costo). Se il certificato elettorale ve lo siete perso o se l'avete usato come sottobicchiere probabilmente potrete votare lo stesso, visto che il vostro nome è negli elenchi, ma se potete portate il certificato, renderete la mattinata del volontario al seggio un poco meno faticosa.

Io sono a Roma e voterò Matteo Orfini per un sacco di buone ragioni la prima delle quali è che è una brava persona. La seconda è che è la persona che in questi anni difficili si è occupata dei temi che più mi stanno a cuore - i beni culturali e le professioni della cultura – meglio di tutti e con migliori risultati.

L’altro motivo è che scegliere Orfini è probabilmente il modo migliore per superare l’equivoco italiano degli ultimi vent’anni: quello per cui ad occuparsi dei problemi dovremmo mandare solo quelli che hanno competenze specifiche in una materia anche se non rappresentano nessuno, in omaggio all’assunto secondo cui, dato un problema, esiste uno e un solo modo di risolverlo, e compito dei politici sarebbe quello di applicare le ricette precostituite e confezionate dai tecnici. Siccome io sono invece affezionato a un’idea di politica e di democrazia per cui le soluzioni dei problemi non sono mai neutre, e soprattutto all’idea che a scegliere la soluzione da adottare siano i cittadini, sono molto felice di poter votare una persona che abbia competenza specifica ma che insieme sappia anche rappresentare degli interessi – sissignore: interessi – del mondo della cultura e dei lavoratori dei ben culturali. Che è poi quella cosa che si chiama politica. 

Matteo Orfini ha entrambe le cose: competenza specifica dei problemi del mondo della cultura, occupandosene da quindici anni, e capacità di ascoltare e rappresentare politicamente il mondo dei lavoratori della cultura. Di questi tempi è il miglior modo per ridare alla politica la dignità che merita.
9 agosto 2008
Quella cosa della tattica e della strategia
Ma soprattutto, non ha paura, Veltroni, che il suo rifiuto di convocare un congresso gli si ritorca contro alle prossime europee?
Quando tutto un partito ti chiede un congresso per discutere seriamente di una sconfitta, per valutare diverse opzioni politiche e scegliere democraticamente una linea politica, in un partito che di cognome si chiama democratico conviene davvero rispondere con le prese in giro?
Lo dico nell'interesse di Veltroni prima di tutto, perché il rischio che vede Parisi, che cioè le prossime elezioni europee possano diventare per il Pd “non solo un sostituto funzionale delle elezioni nazionali, ma addirittura un sostituto funzionale dei congressi di partito” è manifestamente serio e reale; anche perchè in un congresso puoi giocartela, puoi illustrare e difendere le tue scelte, convincere i delegati, eventualmente paventare il vuoto che ci sarebbe inveitabilmente dopo di te e la mancanza di serie alternative in campo.
Ma lasciare che tutto questo si svolga in sedi illeggittime e improprie, lasciare che le elezioni europee si carichino del ruolo di una resa dei conti - perchè fatalmente sarà così - con la seria possibilità di un un risultato addirittura inferiore a quel 34 per cento delle ultime elezioni, be' tutto questo  a me sembra un suicidio. Personale e per il partito.
9 agosto 2008
O tempora, o mores
Quarda tu se per trovare qualcuno che ragioni ci si deve attaccare ad Arturo Parisi.

Il problema è la schizofrenia che stiamo provocando nei nostri elettori. Da un lato alimentiamo la contrapposizione al berlusconismo, dall’altro non facciamo seguire alle nostre parole comportamenti conseguenti. Sì a una manifestazione, ma non subito; sì alle firme, ma non per il referendum. E invece Piazza Navona e referendum sul lodo Alfano dovevano essere un impegno del partito, non essere lasciati in esclusiva a Di Pietro quando va bene e quando va male al grillismo e all’antipolitica. Con noi organizzatori, in piazza non ci sarebbero stati né Grillo né Guzzanti. Non si possono eccitare gli animi e poi non incanalare questi sentimenti verso esiti governabili”.
Il resto, qui.
4 agosto 2008
Come i bambini
La mia preferita è: "Walter ha avuto l'idea prima di D'Alema"
12 settembre 2007
Casa nostra
"Noi non siamo i coraggiosi dei Ds che hanno scelto di appoggare Enrico Letta contro le indicazioni dello stato maggiore del partito, siamo piuttosto degli ingenui che hanno preso sul serio le primarie del Partito democratico". In frasi come questa, che ho sentito ieri da un compagno della sezione dei Ds Centro Storico che accoglieva e abbracciava Enrico Letta, c'è molto di quello che vorrei scrivere per commentare l'incontro di ieri. E c'è molto di quello che penso della sua candidatura e che ho già provato a spiegare qui e qui.
Ieri sera Enrico Letta è stato semplicemente splendido. E' arrivato, ha ascoltato le domande dei cittadini, le speranze e i progetti per questo partito, e ha risposto ad ognuno con parole chiare, limpide, inequivocabili. Lui. Idee fresche, nuove, ma forti dell'esperienza di governo e della concretezza che è richiesta a chi ogni giorno si confronta con i problemi reali del paese. E che intende modernizzarlo facendo delle scelte chiare, sull'energia, sul lavoro, sulle pensioni; che non ha paura di scelte di campo nette e ovvie a tutti e che invece candidati pure ben più piazzati esitano a fare pubblicamente; per dire: "Il Pd starà nel centrosinistra e non possiamo far finta di non vedere che in Europa il Pse è il cuore e il centro di questo schieramento. È la famiglia di riferimento a cui guardiamo. Poi andrà allargata e riformata da dentro perché le famiglie europee non devono avere i piedi nel passato ma devono guardare al futuro".
La prima cosa che ha detto prendendo la parola è nella sua semplicità la più importante: "Qui mi sento a casa mia". E davvero era così. Non era venuto a blandire dei diessini disorientati dalla scelte e dai diktat del loro partito, ma semplicemente a parlare del proprio programma politico a cittadini che militano nello stesso suo partito, ai militanti del Partito democratico. E così ha fatto. "Pensate un attimo se davvero ci fosse stato un candidato unico, non credete che avremmo tutti perso qualcosa? Che avremmo perso occasioni come questa di discutere, di confrontarsi, di elaborare politica e di scegliere? Non pensate che tutto sarebbe stato un po' più triste, grigio e scontato?". Ecco, noi lo abbiamo impedito, lo stiamo impedendo, e stiamo letteralmente riempiendo di politica la nascita di questo partito. Facendo incontri come quello di ieri, in sezioni piccole, affollate e inadeguate, forse, ma piene di cittadini che non chiedono altro che poter partecipare realmente alla nascita di un partito, di poter scegliere, di non un ritrovarsi il 15 ottobre con partito calato dall'alto. Con la serietà, la competenza e la partecipazione.
In tempi di antipolitica e di V-day non c'è risposta migliore di giornate come quella di ieri, direi.



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10 settembre 2007
Appuntamenti
Domani pomeriggio alle 18.30 19.00 la sezione dei Ds del centro storico, in via dei Giubbonari 38 (Campo de' Fiori) ospiterà Enrico Letta per un incontro coi cittadini in vista delle primarie del Partito democratico. Fossi in voi, dopo il lavoro, un salto ce lo farei.



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7 settembre 2007
QBSL
Come sapete, questo blog sostiene Enrico Letta. Se lo fa anche il vostro, potreste pensare di mettere un nastro sulla porta, come quello qui sopra.
Basta copiare il testo contenuto in una di queste due finestre, e incollarlo all'interno del codice del vostro template subito dopo il tag <body>.


 Se lo volete in alto a sinistra






Se lo volete in alto a destra


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4 settembre 2007
Un diessino che sostiene Enrico Letta
Insieme ad alcune persone iscritte come me ai Ds di Roma, nei giorni scorsi ho firmato un appello in sostegno della candidatura di Enrico Letta alle primarie del Partito Democratico. Potete leggerlo qui.
Le ragioni della scelta sono insieme di merito e di metodo. Ho provato a spiegarne alcune qualche settimane fa. Qui voglio solo aggingere e ribadire alcuni punti:

Al Partito democratico serve una competizione vera.
La candidatura di Walter Veltroni ha avuto l'enorme merito di rivitalizzare la fase costituente del PD, ma nel farne il proprio candidato "ufficiale" i Ds sono stati vittime di un equivoco secondo cui senza avversari e senza competizione si ottiene una vittoria piu facile e una legittimazione piu piena. E' tutto il contrario, ovviamente. Solo una competizione vera potrà coinvolgere e far partecipare alle primarie un numero persone adeguato alla sfida che ci samo proposti, quella di creare un partito grande, plurale e a vocazione maggioritaria. Solo un confronto aperto e leale può fare emergere idee e contributi decisivi per la fase costituente di un partito realmente nuovo, vasto e plurale.
E poiché la prima sfida di questo partito non è nominare il futuro premier ma coinvolgere nelle primarie il più alto numero di cittadini, ogni contributo e ogni candidatura capaci di generare idee e di aggregare consenso e partecipazione è per un partito che sta nascendo un arricchimento prezioso, una risorsa in più, non in meno.

La candidatura di Enrico Letta può in questo senso portare al Partito democratico non solo l'esperienza di una classe dirigente moderna, aperta e giovane, ma può coinvolgere in questa costituente parti della società italiana che non si sentono rappresentate dal candidato "ufficiale" delle segretierie dei partiti, e che vedono anzi nella richiesta "a tutto il partito" di appoggiare Veltroni il contrario di quella "mescolanza" tanto invocata; che vedono in tutto questo il perpetuarsi di logiche che non funzionano più e che non vorremmo portarci dietro nel nuovo partito; di quella parte della società che nel fondare un nuovo partito guarda alla concretezza dei progetti politici e alla competenza dei propri rappresentanti piuttosto che alle vecchie appartenenze di partito.
E poiché il secondo compito di questa fase costituente è quello di dare al Pd un indirizzo politico moderno, coerente e realmente riformista, non c'è miglior candidato, credo, di chi ogni giorno al governo si confronta col compito di modernizzare la società italiana, e ha dato prova di saperlo fare con preparazione ed equilibrio attraverso le liberalizzazioni, la riforma delle pensioni, l'accordo sul welfare.

Poi: in un partito moderno, orgoglioso di chiamarsi Democratico, il confronto politico va fatto alla luce del sole.
Le piccole e grandi lotte sottotraccia che in questi anni hanno caratterizzato i Ds sono state un freno al rinnovamento e all'azione politica. Averle tenute chiuse dentro le segreterie senza farle mai uscire allo scoperto e deflagrare in un dibattito pubblico è stato un errore che ha limitato i Ds e la loro capacità di decidere e di incidere. Riproporle oggi in un partito nuovo sarebbe come partire con il freno a meno tirato.

Senza la scelta di Enrico Letta, di Rosy Bindi e degli altri candidati difficilmente avremmo visto il confronto tra opzioni politiche differenti, tra metodi e punti di vista diversi ma complementari che oggi arricchiscono e creano il dibattito e che dal 15 ottobre, non dimenticatelo mai, saranno un patrimonio a disposizione di tutto il partito. Metodi, punti di vista e temi politici che ogni giorno si misurano nell'azione di governo e che nel caso di Enrico Letta si chiamano meritocrazia, innovazione, rinnovamento (anche) generazionale.

Proprio per questo credo che la candidatura di Enrico Letta sia un vantaggio anche per Walter Veltroni, perché un dibattito è sempre più ricco e utile di un monologo; perché grazie a questa scelta il dibattito può arricchirsi di temi, esperienze e idee che altrimenti difficilmente avrebbero potuto contribuire ad indirizzare il nuovo partito.
Chi legge la candidatura di Enrico Letta e l'appoggio che molti Ds gli danno come un intralcio a Walter Veltroni temo non abbia compreso fino in fondo il valore di questa fase costituente. Fase che non può limitarsi ad incoronare un segretario ma che ha il dovere ben più alto e decisivo di elaborare per un partito veramente nuovo indirizzi, metodi, strategie, progetti politici concreti e moderni. Cose che in un partito democratico si ottengono con il confronto, con il dibattito, con la competizione e con la sintesi. Diversamente quello che sta per nascere non sarebbe un partito a vocazione maggioritaria ma unanimista, cioè la degenerazione peggiore di quel consenso e di quell'unità che invece tutti noi dobbiamo ricercare. Ripeto: anestetizzare le differenze per avere un consenso vasto e fittizio è gioco illusorio. Rinunciare al confronto tra opzioni politiche differenti in nome dell'appoggio al candidato "ufficiale" non lo rafforza. Al contrario, lo indebolisce, lo priva (e priva il dibattito politico del partito) della possibilità confrontarsi e di arricchire se stesso e il partito del contributo delle voci più moderne e di creare un percorso comune e condiviso. La diversità arricchisce, e nessuno lo sa meglio di Veltroni.
Noi non siamo qui per sabotare un'elezione ma per contribuire alla sua legittimazione e per arricchirla. Perchè dal 15 ottobre saremo membri e militanti dello stesso partito, sostenitori dello stesso segretario chiunque egli sia. Noi lo sappiamo bene, voi non dimenticatelo.
 

Per queste ragioni, da iscritto ai Ds, sostengo Enrico Letta a segretario del Partito democratico; per la competenza e la preparazione dimostrate nell'azione di governo, per la modernità che ha ispirato le scelte sulle liberalizzazioni, sul welfare e sulle pensioni; perché mette in campo energie nuove, moderne e realmente consapevoli delle sfide che ci attendono e degli strumenti con cui affrontarle; perché la sua idea di società è anche la mia: dinamica, meritocratica, solidale e giusta.

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25 agosto 2007
Sovrumani silenzi
Succedono cose strane nel dibattito politico italiano: senza che avesse detto una sola parola politica concreta, Walter Veltroni aveva suscitato amplissimi consensi intorno alla propria candidatura; senza che avesse detto una sola parola politica concreta, intorno a Veltroni s'era acceso un dibattito - a tratti sgradevole - tra i suoi ultras e gli altri candidati.
Finché ha parlato di solidarietà, di giovani, di partecipazione, di società civile, di cultura e ultimamente anche di amore, è stato tutto un fiorire di applausi e commenti positivi. Interi partiti, società civile, e giornali hanno fatto a gara per sottolineare ogni sua parola e ogni suo gesto. In assenza di argomenti politici sul campo, Repubblica s'inventava perfino la celebrazione delle canzoni preferite del sindaco. Ogni occasione, insomma, era buona per commentare gesti e parole di Veltroni, comprese le sfide a biliardino in ciabatte alle Maldive.
Poi ieri mattina, su Repubblica, per la prima volta da quando si è candidato, il sindaco ha espresso una linea politica concreta e un orientamento strategico deciso (che in parte condivido, tra l'altro). Ebbene, solo Ciccio, sul suo blog, pare averlo notato. E sì che di sostanza stavolta ce n'è: nel Pd che ha in mente Veltroni le alleanze non si faranno in funzione della vittoria ma della effettiva coerenza di programmi, perché l'unità della coalizione a prescindere è un feticcio pericoloso, e se non consente di governare non fa il bene del paese; non bisogna vincere, bisogna governare
(insomma, meglio perdere che perdersi, motto che gli è sempre stato caro); il leader del partito, poi, sarà il candidato premier naturale della coalizione. E dunque: l'alleanza con Rifondazione non va bene; è sotto gli occhi di tutti -pare dire Veltroni- che non consente di governare bene (sarà contento Prodi, di questo giudizio). E poichè il segretario del Pd sarà anche il candidato premier della coalizione, il giorno dopo l'elezione si valutino (e si votino) alleanze alternative più solide e coese, anche a rischio di non vincere, e si vada al voto senz'altro.
Ebbene, possibile che per la prima volta da mesi Veltroni indica una linea politica chiara e una strategia concreta, e nessuno tra i suoi molti fans abbia ancora espresso un solo commento?
Lo dico perché onestamente sono molto curioso di sapere cosa ne pensano non tanto Prodi, Rifondazione, Rutelli e Casini (questo lo immagino da me), ma soprattutto tutta quella sinistra che lui stesso alimentò all'epoca del correntone e che oggi si era affrettata ad incoronarlo sognando il nuovo unificatore delle sinistre.

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22 agosto 2007
Lo ius primae noctis no?
Walter Veltroni ha scritto una lettera aperta a Fassino e a Rutelli per dire che nel Partito Democratico non dovranno esserci correnti, che bisognerà mescolare le vecchie appartenenze politiche, valorizzare le energie vitali della società civile, dell'associazionismo, del volontariato, troppo spesso trascurate dalla politica; che al Partito Democratico dovrà contribuire il meglio del mondo sociale, intellettuale, civico, e che è urgente un rinnovamento generazionale. E soprattutto che "va contrastata anche la sola impressione che si intenda procedere alla scelta dei nuovi dirigenti attraverso pratiche di cooptazione, centralistiche e spartitorie".
Alzi la mano chi non è d'accordo. Come si fa a non essere d'accordo? E quindi:

"E’ in questo spirito che nei prossimi giorni mi permetterò di indicare, a chi nelle diverse realtà regionali si sta organizzando per sostenere la mia candidatura, un’ampia rosa di centinaia di nomi di personalità che rappresentino le qualità migliori della società italiana. Personalità autorevoli, indipendenti, la cui presenza, per le loro competenze, per la loro esperienza, per il loro impegno nella vita quotidiana del Paese e per la passione civile che le anima, è di vitale importanza per il successo della vera e propria rivoluzione democratica che il Pd intende rappresentare. E’ questo, per me, un punto decisivo, pregiudiziale: non potrò infatti sottoscrivere l’apparentamento a liste che non rispecchino tali caratteristiche di pluralismo, di innovazione e di apertura".

Cioè: poichè bisogna smetterla con le vecchie pratiche della cooptazione, i candidati alla costituente li scelgo direttamente io. La considero anzi una pregiudiziale, o così o niente.
Meno male che si chiama Democratico, il nuovo partito.

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22 agosto 2007
Non faranno prigionieri
Prosegue la deriva sovietica dei veltroniani. Dopo Giovanna Melandri ("Veltroni è l’unico candidato che può guidare il Partito Democratico" e "Chi non appoggia Walter semina veleni"), oggi è la volta di Chiamparino secondo cui "Letta e Bindi sono scesi in campo solo per pesarsi"; mentre le innumerevoli liste che appoggeranno Veltroni (i Rutelliani per Veltroni, i Melandriani per Veltroni, i Fassiniani per Veltroni, i Veltroniani per Veltroni e chi più ne ha più ne metta) evidentemente no.
Nel frattempo La Repubblica da un paio di giorni, di fronte alle prime difficoltà dell'ex candidato unico, ha semplicemente messo il silenziatore al dibattito intorno alle primarie e si concentra piuttosto sul Partito della Libertà. Vedete voi.
Soprattutto però sconcerta una frase riportata da Monica Guerzoni sul Corriere di oggi e attribuita ad un fedelissimo del sindaco che ha chiesto l'anonimato: "Quando Veltroni avrà vinto, perché dovrebbe parlare con gli amici di Prodi e di Parisi?".
Ecco, tutto questo non lo dico per seminare veleni - giuro. Ma solo per unirmi al nostro politologo di riferimento, Francesco De Gregori, nel consigliare al sindaco di guardarsi dai suoi ultras, perché "a volte i veltroniani sono controproducenti".

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10 agosto 2007
Chi mangia pane e cicoria.


Lo dicono le previsioni del tempo e lo dice anche lui: sta per arrivare il temporale. Quel Partito Democratico che secondo i maligni era l'escamotage che una classe politica aveva inventato per sopravvivere altri dieci anni, rischia di essere invece il tornado che li spazzerà via tutti un batter d'occhio. Tutti tranne uno, ovviamente.
C'è agitazione nei Ds ora che si sono accorti -deo gratias!- che l'appoggio unitario e incondizionato alla candidatura di Walter Veltroni rischia di regalare alla Margherita la maggioranza dei delegati del nuovo Pd, sbilanciando un rapporto di forze che i numeri, il radicamento sul territorio, il consenso, e il lavoro svolto fin qui avrebbero dovuto rendere favorevole ai Ds.
La Margherita ha saputo mettere in campo una competizione vera tra le sue anime: chi sostiene Letta, chi sostiene Bindi. E chi sostiene Veltroni, naturalmente; i Ds si sono sbracati sul candidato forte convinti che una vittoria senza competizione sarebbe stata più facile e più piena. In politica come nella vita è tutto il contrario, ovviamente, e l'ovvio risultato è che la Margherita porterà nella costituente più delegati dei Ds lasciando solo le briciole ad un'intera classe dirigente.
Di qui malumori e mal di pancia a iosa, registrati ogni giorno in decine di interviste contrapposte che stanno rendendo penosa una fase costituente che la discesa in campo dell'uomo della provvidenza aveva fatto immaginare -troppo frettolosamente- gioiosa e entusiasmante. In questo mare natralmente Veltroni ci nuota a meraviglia: gli fa agio incassare (dopo averlo preteso come condizione della propria candidatura) l'appoggio pieno e indiscusso del partito di maggioranza, e al contempo riuscirsi a presentare come l'uomo lontano dalle logiche di partito. E' una cosa che riesce soltanto a lui. Al solito: tutto e il contrario di tutto. Chapeau. E se veleni, polemiche e mal di pancia rischiassero di far saltare tutto tanto meglio: Veltroni è un mago nel pacificare, nell'anestetizzare i conflitti e uscire dalle risse altrui con rinnovato prestigio.
Ma nei Ds è il buio. Del resto non è neanche la prima volta che i Ds tirano la carretta per poi trovarsi con un pugno di mosche. Certo, se per scendere in campo, col solito coraggio, Veltroni non avesse preteso l'appoggio incondizionato, unitario e acritico di tutto il partito, le cose ora sarebbero diverse e si farebbero altri discorsi: si parlerebbe del progetto politico di Veltroni, di quello di Bersani, del contributo della Finocchiaro, invece di annacquare tutte le forze vere dei Ds in uno scialbo unanimismo o di lagnarsi degli eretici. Ma il problema non è di Veltroni, sia chiaro. Lui fa al meglio quello che deve fare.
Il problema è dei Ds, è di Fassino, è dei dirigenti e di quanti hanno supinamente acconsentito ai capricci veltroniani bloccando ogni altra candidatura. E così siamo ancora al vecchio mito del Pci. Uniti prima di tutto, il resto dopo.
Il problema è di Bersani, che prima accetta la richiesta di Fassino e non si candida, poi lamenta logiche verticistiche.
Il problema è di chi con una mano celebrava giustamente lo scioglimento dei Ds per creare il Pd, e con l'altra pensava che i Ds si sarebbero accaparrati tutto il banco semplicemente appoggiando Veltroni. Come se i Ds fossero stati gli unici a farlo.
Si decidano i dirigenti, si decida Fassino, si decida Bersani: o i Ds non esistono più e esistono invece i Democratici, oppure i Ds esistono ancora e meritano nel Pd adeguata rappresentanza.
Se i diessini non esistono più e esistono invece i Democratici, allora non ha avuto alcun senso rinunciare alla propria candidatura "per non disorientare i militanti del partito". Perché quei militanti sono militanti del Pd, e sono molto più disorientati dal veder mortificato un enorme patrimonio di uomini e idee in nome di un appoggio incondizionato.
Se invece i Ds esistono ancora, sappia Bersani e sappia Fassino che i suoi militanti sono disorientati solamente dal vedere che il proprio impegno, la propria forza, i propri numeri e le proprie idee stanno regalando il Partito democratico alla Margherita.
Io, per me, non mi sento più un militante dei Ds dal giorno del congresso di Firenze. Da quel momento (da ben prima, per la verità) sono un militante e un sostenitore del Partito Democratico che proviene da un partito di cui è orgoglioso del quale porterà tutto il meglio che può: idee, progetti, spirito. Ma sulla mia tessera non ci sarà scritto: Partito Democratico - Corrente Ds. Ci sarà scritto Partito Democratico e basta.
Anche per questo motivo, il diktat di Fassino non mi ha in alcun modo toccato, nè mi sarei sentito disorientato di fronte ad un confronto tra progetti politici differenti e tra i dirigenti del partito da cui provengo. Tutto il contrario. E' anche questo uno dei motivi per cui sostengo Enrico Letta. Perché ha idee giuste e non ha paura del confronto.
27 luglio 2007
Coming back
"E così abbiamo deciso di riprendere la vecchia bandiera - Left Wing - per farne qualcosa di nuovo. Meno ossessionati da tutti gli ostacoli e le svolte del sentiero, ma più attenti alla direzione del cammino. Per fare qualcosa di diverso dal passato, come diversi saranno i contributi e le opinioni di coloro che ci scriveranno, ma con lo stesso spirito".

Ecco, è tornato Left Wing

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22 luglio 2007
Olé
Enrico Letta si candida alle primarie del Partito democratico.

18 luglio 2007
Il senso della misura


Candidandosi alle primarie del Partito democratico, Mario Adinolfi ha deciso di tenere un profilo basso con paragoni per nulla impegnativi: "Mi metto nudo davanti alla carroarmato, perché l'ho già visto fare ai miei coetanei che combattevano per la democrazia in un paese che democrazia non ne ha".
12 luglio 2007
Lezioni di Veltronismo
Ieri sera alla festa dell'Unità c'era il consueto banchetto per la raccolta delle firme in favore del referendum elettorale. Tutte le volte che ci passo davanti spero sempre che uno dei volontari mi fermi per sollecitare la mia adesione e per darmi modo di manifestare la mia contrarietà con un lungo pippone politico. Purtroppo non succede mai; evidentemente i volontari intuiscono le mie intenzioni e non mi dicono niente. Loro mi ignorano e io me ne resto da solo e frustrato a sciorinare tra me e me lunghe e noiosissime argomentazioni contro l'antipolitica e contro il disegno veltroniano di governare l'Italia come governa Roma grazie alla legge elettorale che uscirebbe fuori da quel referendum, cioè con una maggioranza enorme di cui lui è unico garante e in ragione della quale l'unica politica possibile è non scontentare nessuno e dunque condannarsi all'immobilismo e alle feste del cinema.
Ieri sera però è successo qualcosa: forse avevo un'espressione più bonaria del solito, una camminata più conciliante, non lo so; fatto sta che finalmente mi hanno fermato: "Firmi anche tu per il referendum?"
Stavo per attaccare il pippone, ero pronto a ribattere a tutti i loro buoni argomenti, alla frammentazione dei partiti, all'esigenza di un sano decisionismo, insomma, ero sul punto di annientarli in un lungo confronto dialettico, quando ho avuto l'illuminazione. E con un sorriso grande così ho risposto semplicemente: "No. Lo sostengo, ma non firmo".
Non sono sicuro che abbiano còlto la citazione, però non hanno saputo che dire.

1 luglio 2007
Il peggio della sinistra.


Se abitate a Roma, avrete sicuramente visto questa cosa qui sopra. E' nata Sxnet.it , una nuova community molto web 2.0, integralmente user generated, eccetera eccetera.
A dispetto dell'immagine minimal e dello stile amatoriale, questi qui qualche soldino devono averlo, dal momento che hanno tappezzato Roma di manifesti 6x3 che proprio due lire non costano. E' chiaro che dietro c'è un progetto ben studiato, molto accattivante e per nulla naif: grafica minimal molto azzeccata, parole semplici e dirette, apertura ad ogni contributo amatoriale: è lo stile della politica light, un po' quello che avevo in mente quando scrissi quella cosa sulla maratona come metafora della democrazia postmoderna: un mondo costruito e modellato quanto quello a cui si oppone ma che si finge assolutamente autentico e alla portata di tutti.
Si presentano così: Sxnet.it è una community, totalmente interattiva, sentimentalmente di sinistra. E' user generated: dietro questa home c'è una griglia, i contenuti spettano a chi entrerà. Perché le idee non solo si scambino, ma nascano.
Figuriamoci se non mi fa piacere che la sinistra si rinnovi, trovi idee nuove per un mondo nuovo. E figuriamoci se non mi fa piacere che in questo processo venga coinvolta la cosiddetta società civile e chiunque faccia politica in maniera gratuita portando il proprio contributo di idee. Io stesso del resto, un archeologo che ha un piccolo blog e che ogni tanto ha scritto su Left Wing, non faccio niente di diverso.
Però.
Però in tutto questo ho trovato tre paroline che non mi lasciano per niente tranquillo. Non voglio dare giudizi prematuri, però questi qui si presentano dichiarandosi sentimentalmente di sinistra, che è forse la peggiore definizione che abbia mai sentito della mia parte politica. Essere sentimentalmente di sinistra: espressione perfetta per quella assurda deriva per la quale una parte della società ha fatto sì che la sinistra sia diventata uno stato d'animo e non un progetto politico. Se poi ci mettete che nel giro di una settimana la candidatura di Veltroni ha riaperto la strada alla sinistra fru fru, a Flores D'Arcais, a Furio Colombo che ora intende candidarsi alle primarie del Pd, e insomma ai Girotondi e a tutte quelle cose che grazie al cielo avevamo dimenticato, beh la preoccupazione rischia di diventare vera angoscia.
La sinistra come stato d'animo: esattamente quello che alla sinistra non serve.
20 aprile 2007
Leader e leaderini
Da sempre il Corriere della sera ama dettare i tempi e l'agenda alla politica, si sa.
Paolo Mieli ieri:
Oggi ancora non sappiamo chi possa capeggiare il nuovo partito e candidarsi alla guida del governo (un’idea ce l’avremmo, ma non spetta a noi dare questo genere di indicazione). Sappiamo in ogni caso che quel leader deve essere una sola persona — sottolineiamo: una sola persona— e che dovrà uscire allo scoperto nel giro di poche settimane.

Maria Teresa Meli oggi:
Sembra un paradosso, per un partito che dovrebbe sciogliersi per costruirne uno nuovo. «Tutti questi giochini — è il commento disincantato del viceministro dei Trasporti, Cesare De Piccoli — sono inutili. Nel Pd giocheremo tutti senza rete. E la vera questione è quella del leader: anche in una bocciofila si decide chi comanda. D'Alema e Fassino si nascondono sotto la foglia di Prodi perché hanno le loro legittime aspirazioni, e aspettano. Ma chi vuole scendere in campo, per esempio Veltroni, lo faccia, e presto... ».

Intanto lui, Veltroni, si lascia tirare per la giacchetta. Nelle prossime settimane si terrà defilato, c'è da scommetterci; ben attento a non esporsi, a non dire una parola che possa scontentare qualcuno. E pazienza se così facendo non darà alcun contributo alla costruzione del nuovo partito; anzi, se per caso tutto rischiasse di andare a puttane tanto meglio: sarà proprio quello il momento giusto per farsi avanti, per accreditare di sè l'immagine del salvatore che assume il peso della leadership, con grande sacrificio personale e per il solo bene del centro-sinistra, s'intende. Ma non aspettatevi di sentirlo intervenire prima. Se e quando verrà quel momento noi però lo sapremo il giorno prima quando, puntuale, arriverà un editoriale del Corriere ad implorarlo di scendere in campo per la leadership.
Ma intanto lui attende attende attende, e non fa nulla. Che è una cosa che gli riesce sempre benino, diciamo.

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permalink | inviato da borgognoni il 20/4/2007 alle 12:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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