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26 novembre 2007
Il capo dei capi


Vado un po' di corsa e quindi non mi soffermerò a lungo, però Mastella ha appena proposto di sospendere la programmazione de Il capo dei capi, la fiction di canale 5 su Totò Riina (tra perentesi: è un capolavoro) "perché vi si inneggia a Riina e perché manca quell'aspetto educativo che rimanda ai valori di una società sana".
Posto che ciò non è affatto vero, quand'anche lo fosse, non ci sarebbe nulla di male, ma proprio nulla. Anzi. Primo, perchè compito delle fiction e della televisione non è propagandare valori positivi nè costituire il fondamento delle coscienze dei cittadini. Aver preteso e pretendere tutt'ora che la televisione assolva a questo compito è forse l'equivoco più dannoso del mondo contemporaneo.
Poi: se proprio volessimo seguire Mastella nel suo ragionamento e delegare alla televisione i compiti che spettano alla famiglia, alla scuola, e alle istituzione repubblicane, la colpa di quella fiction - sembra di capire - sarebbe quella di rappresentare Totò Riina, oltre che come feroce criminale, anche come una persona carismatica ed estremamente intelligente; cosa che evidentemente è stato, essendosi fatto largo - bestia feroce tra altre bestie feroci - in quell'ambientino lì, avendo guidato la mafia per dieci anni, ed essendo riuscito a nascondersi alla giustizia per vent'anni. Ora, se rappresentare una verità è diventata una cosa diseducativa e fuorviante, io non so veramente dove andremo a finire.
Ma il problema non è neanche questo; il problema è che siamo ancora di fronte alla solita storia per cui i personaggi negativi possono andare in televisione solo se sono rappresentati come non-uomini. Qualsiasi tratto di umanità, deve esserne cancellato ed espulso in nome in malinteso senso civico; mentre, se proprio vogliamo dare un valore educativo a certe fiction, dovremmo forse riflettere sul fatto che, oltre che assassini feroci, i mafiosi (sono le parole di Giovanni Falcone) "sono persone come noi, ridono, scherzano, provano sentimenti, sono perfino simpatici, a volte".
Eppure l'unico modo nel quale possono comparire in una fiction senza che il Mastella di turno si alzi a gridare è con le corna, la coda e il forcone.
Ed è proprio questo il motivo per cui quando poi li vediamo per davvero, non li riconosciamo mai.



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22 novembre 2007
Provi a fare un giro su te stesso


Fini studia la mossa del cavallo: "Andiamo al centro con l'Udc".

Ti muovi sulla destra poi sulla sinistra
resti immobile sul centro
provi a fare un giro su te stesso, un giro su te stesso.

Fingi di riandare avanti con un salto,
poi a sinistra con la finta che stai andando a destra,
che stai andando a destra.

Poi si aggiungono i pensieri
con un movimento indipendente dalla testa, dalle gambe
con un movimento dissociato dalla testa, dalle gambe.





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21 novembre 2007
Dove ora è la sede del Partito Democratico
Su Repubblica di oggi c'è un bellissimo articolo del più grande archeologo italiano, Andrea Carandini, a proposito dello straordinario ritrovamento, sul Palatino, del Lupercale, cioè della grotta dove sarebbero stati allevati Romolo e Remo, in seguito monumentalizzata da Augusto ed inserita nella sua casa.
L'articolo inizia così:

Evandro giunge dalla greca Arcadia e sbarca dove oggi è Santa Anastasia al Circo Massimo - dove è ora la sede del Partito Democratico - e ciò accade nel 1253 a.C. Lo ospita Fauno Luperco e lì in una grotta - il Lupercale - Evandro istituisce un culto a questo re divino dei Latini, discendente da Marte, che aveva natura di lupo e capro (sembra di stare fra i primitivi d'Australia)".


Il che a qualcuno ha fatto venire nostalgia per la passata vita da archeologo; a me invece ha colpito quell'inciso lì, e mi ha fatto pensare che tutto sommato c'avevo visto giusto.




permalink | inviato da borgognoni il 21/11/2007 alle 21:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
21 novembre 2007
Che ve devo di'


A me me piasce.



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20 novembre 2007
La bella politica
Ho bisogno che mi spieghiate una cosa: come e quando è successo che il bipolarismo non va più bene? Come e quando è successo che tutti si sono convinti che l'Italia uscirà dalla crisi politica solo con un sistema proporzionale?
Per molti anni, da tangetopoli in poi, non abbiamo smesso un secondo di immaginare che il futuro della politica italiana sarebbe stato maggioritario e bipolare. Ci siamo abituati a pensare che in una politica veramente moderna ed efficiente gli elettori scelgono chi li governerà. Sembrava ormai un principio sacrosanto, un dato acquisito, una cosa irrinunciabile, e rinunciarvi sarebbe apparso a chiunque il ritorno ad un sistema politico vecchio e disonesto. Il partito democratico, e prima l'Ulivo, sono nati anche per venire incontro a questo scenario, e per agevolarne il compimento. Sbaglio?
Voglio dire, provate a tornare con la mente a pochi mesi fa: se qualcuno avesse detto, chessò, "Da oggi gli elettori non sceglieranno più la coalizione che li governerà. Torniamo ai tempi del pentapartito: si vota un singolo partito con il sistema proporzionale e dopo il voto si comincia il giro di colloqui per vedere con chi allearsi e con chi formare il governo".
Ecco, gli avreste dato del matto come minimo, o, peggio, del disonesto; avreste pensato che erano i vagheggiamenti di un democristiano nostalgico, no?
Eppure è quello che oggi vogliono tutti. Il proporzionale senza premio di maggioranza. Ecco, come è successo?
Ora, si dice: siccome la legge elettorale proporzionale del centrodestra fa schifo e non garantisce la governabilià perchè rende le coalizioni posticce e litigiose, allora cambiamola, questa legge proporzionale. E facciamone un'altra. Un'altra come? Proporzionale, senza neanche il premio di maggioranza. Le coalizioni si formano dopo il voto, sulla base non della coerenza ad un programma da sottoporre agli elettori, ma del peso elettorale di ciascuna lista. Una legge in cui, dopo il voto, il Pd sceglie se allearsi con Rifondazione o con l'Udc. Ecco, questo sistema dovrebbe la governabilità e il rispetto della volontà del popolo.
Che una cosa del genere la sognassero Casini o Bertinotti, uno lo capisce, ma che la proponga a Veltroni, il Pd, e che ora piaccia perfino a Berlusconi che del bipolarismo è stato l'alfiere, be' fa un po' tristezza.
Ora, io non sono un talebano del bipolarismo, un seguace di Segni o cose del genere, ve lo garantisco. Però mi piacciono le cose che hanno una loro logica, e mi piace cercarla. Per questo in questi giorni non faccio altro che chiedermi come ci si sia arrivati. Come è successo che da un giorno all'altro il bipolarismo sia passato da principio sacrosanto a cui tendere, a causa dell'ingovernabilità; e che il principio per cui gli elettori scelgono il proprio governo l'altro ieri era il cardine della democrazia moderna, mentre oggi non va più bene.
Ecco, me lo spiegate voi, per favore?



permalink | inviato da borgognoni il 20/11/2007 alle 12:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
20 novembre 2007
Nuove generazioni
Mi chiamo Gaia, peso 2.970 grammi e sono lunga 51 centimetri

Neanche arrivano e già sono online: signore e signori, il blog della neoarrivata Gaia Rubino. Benvenuta.



permalink | inviato da borgognoni il 20/11/2007 alle 11:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
16 novembre 2007
Buono a sapersi
 Un giorno chiesi a Wim Bishoff, l’ex capo di Schroders, un’antica banca inglese, quale regola seguisse per assumere i giovani; «Prima scorro l’elenco dei laureati in lettere classiche, poi in matematica e fisica: se proprio non trovo nessuno dispostoa lavorare con noi, assumo un giovane uscito dalla London School of Economics», Sorprendente? «No, una volta assunti li invito a colazione ed espongo loro i problemi della banca. I laureati in lettere classiche, i matematici e i fisici per Io più dimostrano di non capire di che cosa si stia parlando; ma ogni tanto il loro modo di vedere le cose è talmente inusuale che improvvisamente capisco come risolvere un problema che fino a quel momento ci pareva senza ve d’uscita. Quanto ai laureati della London School, mi ripetono ciò che ho letto al mattino sul Financial Times; raramente imparo qualcosa. (In Italia, sessant’anni fa, lo aveva già capito Raffaele Mattioli)".

Questo scriveva ieri Francesco Giavazzi sul Corriere della sera, in un articolo in cui sosteneva il disperato bisogno di curiosità, innovazione e invenzione della nostra società. Parole sacrosante.
Solo che, mentre da laureato in lettere classiche mi pregusto una bella carriera alla Merrill Lynch, mi chiedo se non sia bizzarro che, proprio in un articolo che parla di innovazione e fantasia, il più grande economista italiano non sia riuscito a trovare parole nuove per dire una cosa che aveva già detto, pari pari, parentesi comprese, in un suo articolo di tre anni e mezzo fa.




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12 novembre 2007
Meritocrazia
A proposito di quanto si diceva qui, pare che nel suo nuovo libro Mal di merito (contro le raccomandazioni, viva la meritocrazia) anche Giovanni Floris abbia accolto la linea di Nicola Rossi
In questo momento è a Otto e mezzo e sta dicendo che per far prevalere il merito bisogna abolire i concorsi pubblici e ricorrere al sistema a chiamata.
Se non ho capito male il suo ragionamento è questo: i concorsi non vanno bene perché non premiano i più meritevoli ma premiano i secchioni. Invece con il sistema a chiamata, un dirigente può scegliere il candidato migliore per l'incarico da affidare. Che per debellare la pratica delle raccomandazioni e far prevalere il merito è il sistema migliore, certamente.
Il bello è che Floris aveva appena finito di dire che lui per fare il giornalista aveva provato di tutto, bussato a tutte le porte, ma niente, non aveva conoscenze influenti e non era riuscito e entrare nei giri giusti occupati dai figli di; finchè non ha ha vinto il concorso in Rai ed "eccomi qua".
Dunque quello che è andato bene per il secchione Floris non va bene per nessun altro. Ci vuole il sistema a chiamata che premia la meritocrazia; e se neanche voi riuscirete ad entrare nei giri giusti e a farvi chiamare, anche se siete bravi e avete studiato, beh non sperate nei concorsi, brutti secchioni.




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12 novembre 2007
L'estate di san Martino ovvero Indian Summer Sky
Io a volte adoro quest'uomo.



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10 novembre 2007
Un passo avanti, vent'anni indietro
Allora, pare che il Pd si sia deciso ad esprimere la sua proposta sulla legge elettorale. Oggi Veltroni ha detto che è necessario "passare dalle alleanze fatte prima del voto e con il programma fatto dopo, al contrario".
Magari ho capito male io, però mi pare che in italiano questo significhi che fatto il programma si va a votare e che le alleanze si fanno dopo il voto.
Mi piace 'sta cosa: noi "cittadini-elettori attivi" votiamo Pd, vinciamo le elezioni e solo dopo ci fanno sapere se governaniamo con Casini o con Bertinotti. Bello, no?




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8 novembre 2007
Non ci provate
Dice che alcuni giorni fa Mussi, Giordano, Diliberto e Pecoraro Scanio si sono visti per dare vita a una costituente di sinistra, Cosa rossa o quello che è. LibLab insinua un nome per il nuovo soggetto politico: Left Wing. Ecco, non ci provate. 



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4 novembre 2007
A costo di ripetermi


Walter Veltroni ha nominato (sissignore: nominato. Come il Papa coi cardinali) l'esecutivo del Partito Democratico.
Restano a casa tutti i big: niente Fassino, niente Rutelli, niente D'Alema, niente Bersani, niente Letta, Bindi. Tutti a casa.
Però ci sono importanti membri della società civilie, "personalità che certamente rappresentano le qualità migliori della società italiana". Sono tra gli altri Vincenzo Cerami, scrittore e sceneggiatore; Roberto Della Seta, presidente di Legambiente; Maria Grazia Guida, assistente sociale; Maria Paola Merloni, imprenditrice, presidente di Confindustria Marche.
Ecco, a costo di ripetermi, credo che questo sia il momento per ripensare al buon vecchio Guzzanti.



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2 novembre 2007
La morte del running


Sono molto preoccupato per il futuro del running. Adesso gli americani si sono inventati che ascoltare la musica ti fa andare più forte, e dunque alla maratona di New York hanno vietato gli iPod assimilandoli al doping o qualcosa del genere.
Ascoltare musica, dunque, "dà un vantaggio competititvo"; ecco, ammesso che sia vero (e probabilmente lo è), la domanda è: be' e allora? Anche indossare scarpe hi tech, abiti traspiranti, seguire tabelle di marcia, bere il gatorade piuttosto che l'acqua fresca sono cose migliorano la prestazione. E dunque? Eliminiamo tutto? Ok, eliminiamo tutto e torniamo a correre scalzi come Abebe Bikila. A quel punto cosa rimane del running? Niente. Perché, come dicevo qui un anno fa, correre è un'attività minimal: non vive di se stessa, ma del suo contorno, di tutte quelle cose che mentre corri ti fanno sentire più bello, più bravo, più figo: la mission edificante, le scarpe migliori, l'alimentazione giusta, la playlist più adatta, e cose così. Toglietegli pure l'iPod, spogliate il running di tutta la sua cornice e lasciate la corsa, semplice, nuda, scarna; a quel punto correre per tre ore apparirà quello che è: una mostruosa rottura di palle.



permalink | inviato da borgognoni il 2/11/2007 alle 11:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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