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Leader e leaderini

Da sempre il Corriere della sera ama dettare i tempi e l'agenda alla politica, si sa.
Paolo Mieli ieri:
Oggi ancora non sappiamo chi possa capeggiare il nuovo partito e candidarsi alla guida del governo (un’idea ce l’avremmo, ma non spetta a noi dare questo genere di indicazione). Sappiamo in ogni caso che quel leader deve essere una sola persona — sottolineiamo: una sola persona— e che dovrà uscire allo scoperto nel giro di poche settimane.

Maria Teresa Meli oggi:
Sembra un paradosso, per un partito che dovrebbe sciogliersi per costruirne uno nuovo. «Tutti questi giochini — è il commento disincantato del viceministro dei Trasporti, Cesare De Piccoli — sono inutili. Nel Pd giocheremo tutti senza rete. E la vera questione è quella del leader: anche in una bocciofila si decide chi comanda. D'Alema e Fassino si nascondono sotto la foglia di Prodi perché hanno le loro legittime aspirazioni, e aspettano. Ma chi vuole scendere in campo, per esempio Veltroni, lo faccia, e presto... ».

Intanto lui, Veltroni, si lascia tirare per la giacchetta. Nelle prossime settimane si terrà defilato, c'è da scommetterci; ben attento a non esporsi, a non dire una parola che possa scontentare qualcuno. E pazienza se così facendo non darà alcun contributo alla costruzione del nuovo partito; anzi, se per caso tutto rischiasse di andare a puttane tanto meglio: sarà proprio quello il momento giusto per farsi avanti, per accreditare di sè l'immagine del salvatore che assume il peso della leadership, con grande sacrificio personale e per il solo bene del centro-sinistra, s'intende. Ma non aspettatevi di sentirlo intervenire prima. Se e quando verrà quel momento noi però lo sapremo il giorno prima quando, puntuale, arriverà un editoriale del Corriere ad implorarlo di scendere in campo per la leadership.
Ma intanto lui attende attende attende, e non fa nulla. Che è una cosa che gli riesce sempre benino, diciamo.

Pubblicato il 20/4/2007 alle 12.10 nella rubrica Diario.

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