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All'inizio era un commento

Tra i miei amici e colleghi archeologi, nonché tra buona parte della sinistra romana colta, sta sollevando un'ondata di fiera indignazione la possibilità che il Comune di Roma autorizzi l'istallazione da parte di alcuni sponsor di un campo di calcetto provvisorio in piazza del Colosseo in occasione della prossima finale di Champion's League.



Spero che non mi incaselliate tra i sostenitori della destra sfasciona e barbara, però devo confessare che più ci penso meno riesco ad indignarmi.
Un campo di calcetto provvisorio installato per 5 giorni davanti al Colosseo in occasione di un evento sportivo di risonanza mondiale. Embè?
Vorrei invitare tutti i miei amici indignati a riflettere sul fatto che in quella stessa piazza si tollerano da decenni camioncini ambulanti di cibo e di souvenir, venditori abusivi di borse taroccate, giovani mendicanti travestite da vecchiette, uomini travestiti da centurioni. Per non parlare dei vari concerti oceanici sponsorizzati da compagnie telefoniche e dei concerti ad inviti all'interno del monumento. Aggiungiamoci le orrende colonne di Valentino rimaste lì per mesi senza che ciò abbia generato grandi grida di dolore e di indignazione per i beni culturali umiliati e mercificati, anzi.
E adesso ci scandalizziamo per un campetto da calcio provvisorio?

Il problema è la mercificazione del nostro patrimonio culturale? Il suo uso improprio? Ok, allora via il campetto di calcio, via le colonne di Valentino, via gli invasati della Via Crucis, via Simon and Garfunkel che si esibiscono fuori da piazza del Colosseo, via Paul McCartney che canta dentro al Colosseo; via la notte bianca, via ovviamente mendicanti, venditori ambulanti e venditori abusivi, via i finti gladiatori. Già che ci siamo via anche il campetto di calcio del colle Oppio con vista sul Colosseo, dove giocano i ragazzi latonoamericani. Non parliamo delle manifestazioni del Pd al Circo Massimo o dei comizi di Berlusconi all'Arco di Costantino. Via tutto. Ecco, quello che resta è un bellissimo museo all'aperto, non una città. Una città museo di se stessa, imbalsamata nel proprio passato.
Voi credete davvero che salveremo i nostri beni culturali rinchiudendoli dentro una teca? Che riusciremo a tenerli in vita isolandoli dalla città? In bocca al lupo.

Se invece l'obiezione, come ho sentito da una delle voci più autorevoli dell'archeologia italiana, è che il calcio, e in particolare una finale di Champion's League, non abbia la minima valenza culturale io potrei perfino, sforzandomi molto, essere d'accordo. Però vi chiederei chi, con quali argomenti e su quali criteri debba
fissare il discrimine tra ciò che è cultura e ciò che non lo è. Soprattutto dopo che la precedente amministrazione con la sua politica culturale ha annullato la differenza tra cultura e intrattenimento, sollevando l'intrattenimento a cultura e abbassando la cultura a intrattenimento. Ecco, all'epoca vi faceste problemi? E oggi, dunque, sostenete seriamente che un concerto di Gianna Nannini sia un evento culturale e una finale di calcio no? Oppure che Valentino sia Cultura con la c maiuscola e il calcio no? E con quali argomenti, di grazia? Se siamo arrivati a ritenere che un concerto di Simon and Garfunkel sia un evento degno e una finale di Champion's League invece no; che Valentino sia cultura e il calcio no, allora mi sa che abbiamo perso non solo il polso del paese, ma anche qualsiasi contatto con la realtà; e il fatto che perdiamo le elezioni a questo punto non mi stupisce più. Mi consola.

Pubblicato il 4/5/2009 alle 1.3 nella rubrica Diario.

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