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Salutam' a Socrate

Intendiamoci: la figura di Socrate è uno splendido esempio di coerenza morale e di rigore intellettuale. Ad avercene.
Il fatto è che Socrate era molto amato nei salotti della Atene bene, tra la jeunesse dorée cittadina e tra i cervelli in fuga; ma le persone normali, i lavoratori, il popolo, diciamo così, non lo potevano sopportare. Il che se non intacca la sua caratura di pensatore lo rende quanto meno poco utile come ideologo politico di un grande partito che di cognome fa Democratico.
Ma a me preoccupa un poco e diverte molto, soprattutto, il fatto che Pippo Civati tutto questo lo sappia benissimo: che gli ateniesi a Socrate non avrebbero affidato neanche l'amministrazione del condominio; che tra i suoi concittadini non lo sopportava nessuno; che i più benevoli lo consideravano un insopportabile saputello e un eccentrico rompicoglioni, di quelli che se li incroci in piazza corri via prima che ti attacchino un bottone, e i malevoli il responsabile della tirannia ateniese avendo allevato gente come Crizia e Alcibiade (cioè rispettivamente il capo del regime dei Trenta Tiranni e colui che per sfuggire a un processo tradì la democrazia di Atene a favore di Sparta durante la guerra del Peloponneso); che era uno talmente spocchioso che dopo il suo discorso di autodifesa i voti popolari favorevoli alla sua condanna a morte aumentarono; e che ciononostante Civati lo prenda a modello politico vincente per uno che vuole farsi eleggere capo di un partito.
Del resto stiamo parlando degli iMille, degli elitisti, di quelli che vogliono educare il popolo piuttosto che convincerlo e rappresentarlo. E allora tutto torna. Avanti così.

Pubblicato il 21/9/2009 alle 16.53 nella rubrica Diario.

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